Il mistero del cigno dell’Avon

Io considero il mondo per quello che è: un palcoscenico dove ognuno deve recitare la sua parte.

William Shakespeare (Stratford Upon Avon 1564- 1616), autore di celebri opere teatrali che quasi superano l’artefice stesso per fama, è un personaggio ancora avvolto da una spessa cortina di mistero. Date le discordanze sulle notizie riguardanti la sua vita si è ipotizzato che i suoi componimenti fossero stati in realtà scritti da altri autori, dietro pagamento o che “Shakespeare” non fosse altro che uno pseudonimo. Secondo alcune teorie il Bardo sarebbe addirittura un italiano fuggito dalla patria perché calvinista e perseguitato che, giunto in Inghilterra, si sarebbe limitato a tradurre il suo cognome da Crollalanza (scuoti la lancia) a Shakespeare.

Non sappiamo neppure come si scrivesse il suo cognome: ne abbiamo infatti ottanta varianti, da Shaksp a Shakspeare passando per Shakespe e Shakspere.

Shakespeare frequentò la King’s New School, istituto non molto distante dalla sua abitazione, dove studiò probabilmente il Latino e i classici della letteratura. Non abbiamo notizie, invece, di eventuali studi universitari. Una volta conclusa la scuola William lavorò come apprendista conciatore nel negozio del padre, infatti nelle sue opere il Bardo utilizza diversi termini tecnici propri del suddetto mestiere.

All’età di diciotto anni Shakespeare sposò Anne Hathaway. Secondo alcune teorie, il sonetto numero 145 dello stesso Shakespeare farebbe riferimento proprio alla moglie. Infatti le parole del componimento “hate away” e “and saved my life” rimanderebbero rispettivamente al cognome (Hathaway)e al nome (Anne) della donna.

La prima figlia dei coniugi Shakespeare, Susannah, nacque poco dopo il matrimonio mentre a due anni di distanza dallo stesso nacquero due gemelli, battezzati con i nomi dei vicini e cari amici dei genitori, Hamnet e Judith. Ai suoi figli, Shakespeare non insegnò neppure a scrivere, infatti sono stati ritrovati documenti che attestano come questi firmassero attraverso una croce.

Per quanto riguarda il periodo compreso tra il 1585 e il 1592, cioè tra la nascita dei gemelli e la comparsa sulla scena letteraria, non abbiamo documenti che testimoniano gli spostamenti e le azioni di Shakespeare; dunque quegli anni sono stati definiti dagli studiosi lost years (“anni perduti”). Secondo una leggenda il Bardo avrebbe lasciato la sua città natale, trasferendosi a Londra per sfuggire a un processo dovuto alla caccia di frodo nel terreno di un signorotto locale. Probabilmente in questo periodo Shakespeare lavorò come insegnante, studiò legge e viaggiò con una compagnia di attori itineranti.

Le fonti su Shakespeare successive risalgono al 1592 e attestano la sua affermazione in ambito teatrale, la quale gli fruttò il soprannome “il cigno dell’Avon”, e il ritorno nella sua città natale, avvenuto nel 1611.

William Shakespeare morì all’età di 52 anni, nel 1616, secondo la leggenda a causa di una febbre contratta per aver bevuto troppo alcol in una serata tra amici. Il suo monumento funebre rappresentava un mercante che trasportava un sacco di grano; tuttavia, circa un secolo dopo la sua morte, la scultura è stata modificata per farle così assumere le sembianze di uno scrittore che impugna una penna d’oca. L’epitaffio sulla tomba è uno scritto dello stesso Shakespeare che recita: “Caro amico, per l’amor di Gesù astieniti dallo smuovere la polvere qui contenuta. Benedetto colui che custodisce queste pietre, e maledetto colui che disturba le mie ossa”.

Curiosamente non abbiamo tracce di un suo elogio funebre, di un sonetto in sua memoria, o di una registrazione della sua morte. A lui l’Oxford English Dictionary attribuisce l’invenzione di circa 3000 parole di uso corrente nella lingua inglese.

“Romeo e Giulietta”, “Amleto”, “Sogno di una notte di mezza estate”, “Il mercante di Venezia”, ” Le allegre comari di Windsor”, poi ancora “Otello”, ” Macbeth”, ” Re Lear”… le sue opere parlano da sole, ci raccontano molto più di lui di quanto non facciano i miseri documenti che abbiamo a disposizione, gli permettono di continuare a “vivere” a secoli di distanza dalla sua morte.

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